PAUL BENNETT

 

soprannominato "PD"

 

 

Paul BennetPaul Bennett è nato il 22 gennaio 1920 a Fredricksburg, Ohio.

Entrato in servizio a Carrolton, Ohio, nel 1942 come membro dell’ Air Corps, ha seguito il corso per la specializzazione e la formazione a Radio Operatore Meccanico (ROM).

Dopo il corso, nel 1943, è stato inviato in Africa, a Dolo, dove ha trascorso 3 mesi prima della partenza per l’Italia. Qui è rimasto per più di due anni, dallo sbarco ad Anzio fino alla fine della guerra, nei pressi del lago di Como.

Ha dichiarato che non voleva andare in guerra, tuttavia aveva compreso che quello era il suo dovere.

Nella guerra in Italia era operatore radio sulla jeep Rover Joe che aveva il compito di coordinare le operazioni militari raccordando le azioni di terra e quelle aeree.

Per tale compito ha seguito tutto il fronte a bordo della sua jeep, costantemente esposto sia agli spari  dell’artiglieria che ai colpi di mortaio ma non si è mai trovato faccia a faccia col nemico né ha mai dovuto sparare né uccidere sia per difendersi che per attaccare.

Tra i ricordi più vivi rimangono le esplosioni e le detonazioni dei mortai, il ricordo di alcuni amici morti durante il conflitto, il calore della popolazione incontrata e la grande fame patita dalla gente.

Il loro cibo prevalente era il pane di castagne e la zuppa di castagne. Spesso hanno donato agli abitanti dei villaggi non solo sigarette ma anche e soprattutto le loro razioni di cibo.

Rari sono stati gli incontri con i partigiani. Apprezzata era la loro tattica del colpire e nascondersi per tenere occupati i tedeschi. Ricorda di una volta che, sulle montagne attorno a Bologna ha fatto compiere ad alcuni di loro un giro sulla jeep in cambio di una pistola tedesca come souvenir.

Al ritorno, dopo la guerra si è trasferito in Texas dove ha lavorato come elettricista alla Jefferson Chemical Company, sino al raggiungimento della pensione nel 1980.

Sposato con Anna Rossi, ha avuto 4 figli: 3 maschi, Marshall, Paul, Charlie (scomparso nel 1989) e 1 femmina, Luana.

Alcune circostanze favorevoli hanno permesso ai membri dell’associazione Rover Joe di incontrarlo e permettergli il ritorno in Italia in occasione delle celebrazioni del XXV aprile 2009

Come immaginava la guerra in Italia prima di partire per l'Europa?

 

Sono entrato in servizio a Carrolton, Ohio, nel 1942 come membro dell’ Air Corps, ed ho seguito il corso per la specializzazione e la formazione a Radio Operatore Meccanico (ROM).

Dopo il corso, nel 1943, sono stato inviato in Africa, a Dolo, dove ha trascorso 3 mesi prima della partenza per l’Italia. Qui sono rimasto per più di due anni, dallo sbarco ad Anzio fino alla fine della guerra, nei pressi del lago di Como.

Non volevo andare in guerra, tuttavia aveva compreso che quello era il mio dovere.

 

 

 

Come vi hanno accolto gli italiani?

 

Tutti gli americani sono stati accolti molto bene ovunque.

 

Quali sono state le esperienze indimenticabili, durante la sua missione in Italia? 

Certamente non posso dimenticare il giorno in cui si dovette sostituire, sulla jeep, il trasmettitore BC-191. Un meccanico pensò valesse la pena di sostituire il pezzo con una nuova radio jeep. La mattina successiva, durante lo scambio, un colpo di mortaio tedesco centrò in pieno la jeep nuova, distruggendola.

Nessuno rimase ferito ma il meccanico, un ragazzo appena giunto in Italia, sconvolto per l’esplosione e per i combattimenti, ebbe una forte crisi di nervi dalla quale non si riprese più tanto da dover essere rimpatriato.

 

Un altro episodio significativo fu quando, durante una comunicazione radio in HF, fui sollecitato a richiedere un attacco su un obiettivo inspiegabile vista la presenza, in quel luogo, di soldati americani.

Mi insospettii: l’inglese era perfetto ma la voce era nuova, non certamente familiare, mai udita prima. Chiesi allora la parola d’ordine del giorno. Non ebbi più risposta. Allora fui certo che la voce era di un tedesco che parlava molto bene l’inglese!

 

 

Che cosa ha pensato dei soldati nemici? E dei tedeschi?

 

Facevano bene il loro dovere ed in modo molto deciso, come effettivamente hanno dimostrato.

Hanno lottato molto duramente, ma quando la guerra è terminata i prigionieri tedeschi non erano offesi ma contenti perché finalmente la guerra era finita.

 

Ha mai avuto una battaglia con pistole e fucili? In caso affermativo, in quali circostanze?

 

Non ho dovuto impegnarmi in combattimenti armati e nemmeno in battaglia, ma ero costantemente sotto il fuoco dell’artiglieria e dei mortai. La mia principale preoccupazione era di sfuggire ai colpi di mortaio.

Ho sempre seguito il fronte della battaglia, non sono mai stato nelle retrovie. La mia unità, durante un attacco, si è ritrovata presso un deposito di munizioni tedesco.

Stavo tentando di attaccare un rimorchio alla jeep quando una granata ha colpito il deposito di munizioni: il rimorchio si è capovolto su di me rompendomi un braccio

 

Sono morti dei suoi amici qui in Italia?

 

Il mio caro amico Bud Maples, dell’Ohio, era in fanteria e fu ucciso ad Anzio.

 

Un operatore di Rover Joe PVT Joe Van Dyke, stava guidando la Jeep radio quando vide un P47, un aereo caccia americano. Non si preoccupò e non si nascose, ma la jeep venne colpita ed esplose. Successivamente l’aereo fu abbattuto da altri caccia americani e si scoprì che alla guida vi era un pilota tedesco che aveva trafugato l’aereo ed aveva fatto parecchie vittime .

 

Come è cambiata la sua vita al ritorno dalla guerra?

 

Ero contento perché avevo fatto il mio dovere.

Al ritorno mi sono trasferito in Texas dove ho lavorato come elettricista alla Jefferson Chemical Company, sino al raggiungimento della pensione nel 1980.

 

 

Quali sono i suoi principali hobby?

 

I miei passatempi preferiti sono la lettura e i cruciverba. Sono diventato anche radioamatore (WD5DRR) continuando la mia passione per le radio. Amo in particolare parlare con altri radioamatori in CW (codice morse).

 

Si è sposato? Con chi? Quando?

 

Ho sposato Anna Rossi nel 1941. Purtroppo è scomparsa nel 1974.

 

Ha dei figli? Quanti?

 

Abbiamo avuto 4 figli: 3 maschi, Marshall, Paul, Charlie (scomparso nel 1989)e 1 femmina, Luana.

 

Quali ricordi della guerra in Italia le tornano in mente più di frequente?

 

Sono molto spaventosi gli attacchi dell’artiglieria In particolare ricordo tutti i civili che soffrivano la fame: molta fame, molto fango ma anche il buon vino.

 

 

PD, che cosa ricorda? …

 

Viaggiavamo prevalentemente durante la notte, con l'esercito, così non ricordo bene i paesaggi ed i luoghi. Tuttavia frugando nella memoria emergono alcuni momenti della mia avventura bellica:

 

  1. Abbiamo raggiunto Caserta in volo da Tunisi

  2. Da Caserta siamo andati a Anzio. È stato il viaggio più duro che abbia mai compiuto: è durato 30 giorni, sempre sotto il tiro dell’Artiglieria durante il giorno e i continui bombardamenti durante la notte.

  3. Il cielo era sempre nuvoloso. Ricordo ancora con tristezza Montecassino sotto i bombardamenti e la strada bloccata ovunque.

  4. Finita la battaglia di Anzio abbiamo attraversato Roma. Ci siamo accampati da qualche parte al di fuori di Roma.

  5. Da Roma abbiamo raggiunto Firenze.

  6. Poi siamo andati a Viareggio dove è stata fatta la placca di marmo con Rover Joe. Ho pagato il lavoro del marmista con due pacchetti di sigarette!...

  7. Abbiamo raggiunto Bologna poi Milano. Non sono sicuro di avere attraversato Parma. I ricordi sono confusi.

  8. Ricordo bene il Lago di Como: eravamo a circa 5 miglia dalla Svizzera

  9. Ero sul confine austriaco quando la guerra si è conclusa. Il problema è stato che, viaggiando di notte non ero a conoscenza di dove fossi.

 

Certamente coloro che erano a casa avevano maggiori informazioni sulla guerra di quante ne avessimo noi. Fondamentalmente noi soldati eravamo informati solo di quanto succedeva nella piccola area dove erano impiegati, ma non sapevamo dell’andamento della guerra, di chi stava vincendo o perdendo.

 

Personalmente non ero in grado di riconoscere se chi incontravamo erano membri della resistenza o spie.

 

Vi racconto un episodio sui combattenti della resistenza. L'unica volta che ho incontrato alcuni di loro, ricordo che eravamo sulle montagne attorno a Bologna. Sono stati molto cordiali e mi hanno chiesto un favore: poter salire sulla jeep e portare qualcuno di loro a compiere un giro. Io chiesi in cambio una pistola tedesca come souvenir. Mi promisero che al ritorno me l’avrebbero consegnata.

Ricordo di avere guidato per molto tempo su quelle montagne, ed ero molto preoccupato per i possibili attacchi di tedeschi o di cecchini. Temevo anche che quella potesse essere una trappola. Avevo poi lasciato per qualche ora il mio posto e potevo pagarne le conseguenze.

Alla fine, al ritorno, ottenni la pistola tedesca da portare a casa come souvenir: credo fosse una Walther.

I partigiani erano molto attivi a tenere lontani i tedeschi: eseguivano, per tenerli occupati, la tattica di colpire e nascondersi

Ricordo anche di avere incontrato degli agricoltori e gli abitanti dei villaggi che attraversavamo: erano sempre molto cordiali ed amichevoli. Anche noi americani con loro eravamo gentili ed aperti: spesso scambiavano le nostre razioni con la popolazione. Gli Italiani avevano molta fame!

A nessuno però piacevano i Tedeschi.

 

La mancanza di cibo era terribile. Ricordo che non era possibile tagliare gli alberi per ottenere legna da ardere: producevano castagne, spesso il loro unico nutrimento. Facevano il pane con la farina di castagne ed anche la zuppa di castagne.

Al mattino spesso si mangiava Pane di castagne con zuppa di castagne ed alla sera si mangiava zuppa di castagne con il pane di castagne!...

La fame era tremenda!

 

Ricordo ancora un episodio di guerra.

Una notte, nei pressi di un casolare abbandonato, sentimmo qualcuno parlare in tedesco. Andammo cauti; fucile spianato intimammo l’alt.

Io ed il mio gruppo eravamo molto impauriti e preoccupati: non sapevamo cosa potesse accadere.

"Ich ergebe mich!" che significa “Vogliamo arrenderci”.

Dopo poco si aprì la porta e uscirono, con le mani alzate, due soldati tedeschi. Avevano intuito la disfatta del loro esercito e, dopo aver camminato per ore verso le linee americane, si erano nascosti pronti ad arrendersi.

La loro guerra era terminata.